Ricostruire con gli alberi di Arquata

Una falegnameria a km 0: Giancarlo con il suo camion raggiunge le località più impervie sopra Arquata del Tronto per prendere i tronchi di castagno, per poi lavorare il legno e rivendere semilavorati.

L’azienda ha avuto difficoltà a seguito della crisi edilizia e del terremoto del 2016, che ha arrestato il lavoro di quasi tutti i cantieri della zona.

di Ludovica Galeazzi

Sono ancora assonnata quando incontro Giancarlo fuori dalla sua azienda. La sveglia è suonata alle 5 perchè andare a prendere i tronchi di castagno è un lavoro che si fa di prima mattina.

"Il lavoro di falegname è passato da padre in figlio ed è cambiato negli anni, e l’azienda ha dovuto fare continui investimenti".

Mentre saliamo verso il bosco con il camion, Giancarlo si ferma ad ogni bivio e controlla l’olio. “Il camion ha 32 anni, la stessa età di mio figlio Alessio. Devo far cambiare dei pezzi – di cambiarlo non se ne parla perché non me ne posso permettere uno nuovo”.

Giancarlo mi racconta che lavorare il legno è una tradizione di famiglia. Già i nonni tagliavano la legna e facevano il carbone che poi rivendevano a Roma.

Il lavoro di falegname è passato da padre in figlio ed è cambiato negli anni, e l’azienda ha dovuto fare continui investimenti. In passato il settore forte era il tavolame per falegnameria, venduto soprattutto in Marche e Toscana. Poi con l’arrivo delle grandi multinazionali del mobile e dell’arredamento, la falegnameria è quasi scomparsa – e con lei i clienti di Giancarlo, che ha cominciato a produrre legname da costruzione. Soprattutto legno di castagno, proveniente dalle zone di Accumoli vicino ad Amatrice e Arquata del Tronto. Il legname lavorato veniva poi venduto spesso online tramite siti di e-commerce.

 

Poi c’è stato il terremoto di Agosto e Ottobre 2016.

 

“Dopo le scosse non abbiamo potuto fare più nulla per più di 6 mesi, poiché le aziende edili nostre clienti erano tutte chiuse. Non si lavorava”. Oltre ai cantieri bloccati, con le strade chiuse anche approvvigionarsi di tronchi e consegnare il materiale era difficile – costringendoli a lunghi giri.

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Grinta per ripartire

Secondo il figlio Alessio, Giancarlo è “un po’ mattacchione, ma molto energico e appassionato del suo lavoro. Sono abituato ad accompagnarlo quando andiamo a prendere il legno sui monti, con il camion. Ma c’è stata una volta che mi sono spaventato persino io giù per la strada di montagna, con il pianale pieno di tronchi”.

"Oggi l’azienda si occupa della produzione di travi di abete per la messa in sicurezza degli edifici a rischio crollo".

Non è un lavoro leggero, quello del falegname. Il lavoro manuale e fisico hanno preparato Giancarlo ad affrontare le fatiche, ma non ad affrontare l’inazione del dopo terremoto.

“Ho visto che mio padre era davvero giù di morale, non abituato a stare senza far niente”.

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Ad un anno dal terremoto, se il lavoro è ripreso è proprio per il sisma. Infatti l’azienda si occupa della produzione di travi di abete per la messa in sicurezza degli edifici a rischio crollo. Grazie anche alla sospensione del pagamento della rate concesso dalla BCC Picena, le attività lavorative sono riprese. Giancarlo è sollevato, anche se ci tiene a dire che “si lavora alla giornata”. Le commesse arrivano di giorno in giorno.

Oggi c’è tanto da fare: legna da prendere su in montagna. Sembra un pilota mentre aziona la pinza meccanica e solleva tronchi. Li fa girare, li controlla, li deposita sul pianale del camion ad uno ad uno, ordinandoli al millimetro. Deve aver perfezionato la tecnica in anni ed anni di raccolta.

È proprio la guida e il trasporto la parte di lavoro che Giancarlo preferisce, assiema al “profumo del legno. Le travi in legno di castagno, fatte a mano, sono davvero belli. Sono un’arte, a differenza del legno lamellare fatto a macchina”.
Mi chiedo se – nonostante il lavoro alla giornata – la famiglia riesca a vedere una prospettiva futura.

Alessio spera nella ripresa di Acquasanta Terme e Arquata del Tronto. Adora questi posti, e il bagno nel fiume che può fare nelle afose giornate di Agosto, finito lo scartamento dei tronchi. Anche dopo il terremoto non ha voluto andarsene via.

Giancarlo vede ancora i profondi effetti negativi del terremoto sulla zona. Come loro, anche altre aziende hanno ripreso le attività, ma lavorano saltuariamente. Tutto sembra sospeso – in attesa. Del colpo di grazia conclusivo, o della ripresa?

Forse con il terremoto ci sarà richiesta di case di legno. Qui non c’è mai stata la moda della bioedilizia, ma chissà. Spero che la tradizione marchigiana del lavoro del legno non si perda”.

 

 

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