Back To Campi

La sfida di Roberto e dei cittadini di Campi di Norcia, che hanno vissuto per un anno nella struttura della Pro Loco. 

Rimanere vicino al paese nonostante il terremoto. E far ripartire le attività economiche e il turismo.

di Ludovica Galeazzi

Ad un anno dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale nel 2016, Roberto vive in una nuova casa. Ma non è una delle SAE, le casette post terremoto che daranno alloggio agli sfollati.

È la struttura antisismica della Pro Loco di Campi. Una struttura inaugurata pochi giorni prima della scossa del 24 agosto. Una struttura che Roberto, con altri cittadini di Campi, ha costruito mettendoci “tutta l’esperienza, le competenze e la passione possibili”.

 

Doveva essere una struttura polifunzionale per organizzare feste ed eventi a Campi di Norcia, un paese di 150 persone arroccato su una collina sotto i Sibillini. Dopo il terremoto, invece, è diventata il rifugio per oltre 70 sfollati.

"Anche se ci sono i ricordi di una vita, non la sento più casa mia".

L’emergenza

Il 24 agosto 2016, dopo la prima scossa, Roberto corre  ad aprire la casa della Pro Loco. Pochi minuti e la struttura si popola di cittadini spaventati. Da quel momento Roberto non è mai tornato a dormire a casa. Ci prova il 26 ottobre, quando secondo le istituzioni, l’emergenza è finita e non è necessario rimanere nella struttura antisismica.

Fa  in tempo a sedersi per cenare, quando la scossa delle 19:11 lo fa  fuggire nuovamente.

Il silenzio accompagna me e Roberto tra le vie del paese, fino alla sua vecchia abitazione. Intorno a noi ci sono ancora le scarpe all’entrata, le foto sulle pareti e le tazzine da caffè allineate sui ripiani. Sul tavolo i resti della cena del 26 ottobre. Chiedo a Roberto che effetto gli fa tornare in quella casa.

“Quando entro qui dentro, non sento più queste stanze come mie. Anche se ci sono i ricordi di una vita, non la sento più casa mia”.

 

La casa dov’è?

Per anni la casa è stato il bene rifugio delle famiglie italiane. Magari comprata con anni di sacrifici, o costruita da padre e figlio muratori e carpentieri – come quella di Roberto.

Roberto mi racconta del padre, una persona forte e abituata a lavorare. “Dopo il terremoto, durante una riunione qui alla Pro Loco, si parlava delle case da abbattere. Parlando della sua casa, ormai inagibile, si è messo a piangere davanti a più di 50 persone. Proprio lui che non avevo mai visto piangere in tutta la mia vita”.

Anche Roberto sembra commosso. Mi chiedo dove abbia trovato la forza per animare ogni giorno la vita della gente rimasta a Campi e per mettere l’entusiasmo in ogni cosa che fa.

Aiuta in cucina, fa caffè shakerati e vende succhi di frutta. Racconta storie agli Scout di passaggio e insegna come si gioca a “morra”. Organizza una gara di ruzzola su per la strada – incurante del traffico che si ferma per lasciarli giocare.

Roberto si definisce “la persona giusta al momento giusto” per cercare di risollevare la comunità di Campi.

Forse l’energia è una risorsa di famiglia. Nella cucina della Pro Loco incontro la sorella Laura, solare e sorridente. Quando ha dovuto lasciare la casa danneggiata si è trasferita anche lei nella struttura. Cuoca appassionata, si è subito data da fare in cucina sin dal giorno dopo il terremoto, sfornando 300 pasti al giorno.

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I momenti più duri? “A Natale alcuni volontari emiliani erano con noi, e avevano portato tigelle, salumi e tante prelibatezze. Erano gentilissimi e noi non dovevamo neanche cucinare. Ma il Natale è quella festa che si passa in famiglia. Con tutti i riti: incartare regali, preparare l’albero, fare la spesa. E poi cucinare per la famiglia. Qui alla Pro Loco c’era una bella atmosfera e una bella compagnia. Ma non avere più queste cose da fare mi ha fatto sentire davvero la mancanza di casa”.

" Non è stato facile condividere la “camera da letto” con più di 70 persone per tanti mesi ".

Roberto confessa che non è stato facile condividere la “camera da letto” con più di 70 persone per tanti mesi. Ogni mattina si toglievano le brandine per lasciare spazio alle tavolate. Ogni sera si disponevano di nuovo le brandine.

“Abbiamo dovuto convivere insieme per forza. È stata dura ma ha cementato la comunità e infatti siamo rimasti ancora tutti vicino al paese”. Per ritrovare quell’intimità familiare persa, molte famiglie hanno acquistato roulotte, camper o container, posizionandoli nei propri orti e giardini vicino alle case inagibili. Ma il punto d’incontro per tutti rimane la casa della Pro Loco dove hanno vissuto per mesi – e dove si continua a cucinare per 20, 30, 40 persone a seconda di quanti si presentano.

Roberto continua a dormire su una brandina della Pro Loco, con un appendiabiti come  “armadio a muro” e una mensola come scaffale.

“Sarò l’ultimo a andarmene da qui. Dopo che tutti i miei concittadini avranno ricevuto le casette SAE, anch’io lascerò questo posto”.

 

Il futuro: non ci fermiamo ai sogni

Ricostruire il paese è possibile solo riportando vita e turisti a Campi. Questa è l’idea di Roberto, che ha già presentato un progetto ed è spesso in giro per l’Italia a raccogliere fondi. “Back To Campi” è il progetto di creare vicino al paese un’area campeggio – con bungalow antisismici – una piscina e una struttura sportiva. Così Roberto spera di incentivare i turisti e gli sportivi a tornare mentre la ricostruzione del vecchio paese sarà ancora in corso.

L’area dove costruire il campeggio e la piscina è già stata comprata grazie al contributo della BCC di Spello e Bettona, e dalle BCC di tutta Italia. Ed è già in funzione come campeggio. Certo, è molto spartano. Ma gli ospiti – soprattutto giovani gruppi Scout – sembrano non curarsene. Si curano invece di aiutare a sistemare il campeggio, pulendo il terreno e togliendo le erbacce. Sono aiutati da Luca e Lorenzo, due ragazzi di Campi. Sono i primi lavoratori ad essere assunti con il progetto “Back To Campi”.

Roberto mi spiega che con il progetto “Back To Campi” vuole creare nuovi posti di lavoro per i giovani, che altrimenti fuggiranno – anzi fuggono già – da queste località. È proprio per i giovani che sente di doversi dare da fare per realizzare il progetto.

“Non ho figli, non sono sposato, non ho un lavoro stabile. Niente mi legava a questo paese, anche se è qui che sono cresciuto. Dopo il terremoto potevo andare a cercare fortuna altrove”.

Se Roberto è rimasto, è per ragazzi come Lorenzo, che ha scelto di non abbandonare la terra dove è cresciuto. Anche se questo significa festeggiare il 18° compleanno proprio nella struttura antisismica, dove vive.

“Arrendersi era troppo facile. Vedo ragazzi come Lorenzo e mi dico che dobbiamo provarci, e cercare di dar loro un futuro qui a Campi”.

 

 

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